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Madrid apre all'anti-spread

Mariano Rajoy «non esclude» di chiedere aiuto ai fondi salva-Stati europei. Per la prima volta nei suoi otto mesi di Governo - turbolenti e frenetici a causa della crisi economica come mai era capitato nella storia democratica del Paese - il premier conservatore apre al salvataggio: «Farò come ho sempre fatto, deciderò nell'interesse del Paese», ha detto. Dopo il prestito di 100 miliardi di euro accordato a Madrid dall'Eurogruppo per ricapitalizzare le banche iberiche imbottite di asset immobiliari senza più valore, Rajoy sta valutando una formale domanda di intervento all'Europa per sostenere l'intera economia nazionale: sembra quasi inevitabile, se i mercati non si raffredderanno, il ricorso all'Efsf-Esm perché acquisti titoli del debito spagnolo e ne freni i rendimenti. Ieri i tassi sui decennali sono scesi di 50 punti base ma restano molto vicini al 7 per cento.
«Non ho preso nessuna decisione, non escludo nulla», ha tuttavia assicurato ieri Rajoy comparendo - e non era mai accaduto da quando è alla Moncloa - nella conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri. Aveva sempre mandato avanti i suoi ministri, anche nei giorni più difficili: Cristobal Montoro per le questioni di bilancio e lo scontro con le Regioni; Soraya Saenz de Santamaria, la fedelissima, per rispondere agli attacchi dell'opposizione o dei mercati; Luis de Guindos per gestire i rapporti con i partner europei e con Bruxelles, anche nelle delicata trattativa sulle misure di austerity.
Ieri no, ieri si è preso la scena per annunciare nuove misure di austerity: una manovra per 102 miliardi di euro nei prossimi due anni, la contropartita chiesta dalla Commissione europea per concedere alla Spagna un anno in più, fino al 2014, per far scendere il deficit pubblico sotto il 3% del Pil. Ma soprattutto per ribaltare la prospettiva della Bce: «Mario Draghi ha annunciato l'adozione di misure straordinarie. Voglio sapere - ha detto Rajoy - quali sono, cosa significano, cosa pretendono e se sono adeguate. Solo dopo sarà presa una decisione in un senso o nell'altro».
Da settimane gli continuano a fischiare le orecchie: si parla di meccanismi anti-spread e tutti guardano ai bonos spagnoli; la Bce prepara nuove mosse sui debiti sovrani e l'attenzione, è inevitabile, va ancora a Madrid. La Spagna in questa fase spaventa l'Europa, dà forza a chi scommette contro la moneta unica. Mario Monti convince tutti, parla con Angela Merkel, trova appoggio addirittura in Barack Obama, e «comincia a vedere la fine del tunnel». Rajoy è l'indeciso, il capo di un Paese in recessione, incapace di rispettare gli impegni di risanamento concordati, il leader che ha negato fino all'ultimo le difficoltà del sistema finanziario per poi farsi travolgere dalle perdite delle cajas. «Eppure il debito pubblico italiano supera il 120% del Pil, mentre quello spagnolo non arriva all'80%», ha detto ancora ieri, pur unendosi agli elogi su Monti e dimenticando l'abnorme indebitamento delle imprese e delle famiglie spagnole che ancora devono finire di scontare il crollo dell'immobiliare, dopo un decennio di bolla speculativa.

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Fonti: http://www.ilsole24ore.com

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