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Alain Delon a Locarno: il mio rimpianto? Un film con Marlon Brando.

Dopo lo sguardo impenetrabile di Charlotte Rampling Locarno si rifà gli occhi con lo sguardo tagliente di Alain Delon, atterrato in terra elvetica per ritirare il Lifetime Achievement Award. All'età di 76 anni la star del cinema europeo che ha conquistato donne, uomini e registi come Luchino Visconti, Jean-Pierre Melville e Michelangelo Antonioni, grazie al debutto in "Godot" di Yves Allégret, non ha paura di invecchiare e di stare lontano dal mondo della celluloide che lo ha salvato da un'adolescenza segnata dalla guerra.

«È il cinema che è venuto a cercarmi, probabilmente per il mio aspetto fisico – racconta allo spazio Forum – il mio aspetto estetico non è mai corrisposto a quello interiore». Forse è per questo motivo che non si è mai concesso alla commedia (solo recentemente in "Asterix alle Olimpiadi"): «Il registro tragico proviene dalle lacrime dell'infanzia che ogni tanto ritornano - afferma - la vena comica non mi è mai appartenuta; quando passava Jean-Paul Belmondo tutti ridevano, quando passavo io tutti erano seri».

Delon è in piena forma, alla faccia di chi lo considerava spacciato, rimane ancora "Delon, el don" ("Delon, il dono"), come lo ha definito "Les Cahiers du cinéma". «Non ho paura di invecchiare ma di rimanere su una sedia a rotelle», confessa. E il cinema non le manca (è dal 2008 che non frequenta un set)? «No, perché ho avuto e sperimentato tutto il possibile. Il cinema manca solo a coloro che non l'hanno conosciuto fino in fondo. Preferisco vivere di ricordi – continua -. Non sono un amante dei film odierni, e non sono l'unico che la pensa così, purtroppo non fanno sognare come un tempo. Ritornerò a lavorare solo se mi propongono un buon soggetto. Oggi la maggior parte degli autori scrivono per denaro».

In Cina e in Giappone l'attore de "Il Gattopardo" è considerato un eroe, «Non mi spiego però perché non mi abbiano ancora chiamato a fare un film. Affrettatevi!» suggerisce. Johnnie To le aveva proposto una parte in "Vendicami" (interpretato poi da Johnny Hallyday). «Non ho accettato perché non mi piaceva il soggetto. Comunque un giorno o l'altro lavorerò con lui». Poi sfata il luogo comune di essere un attore difficile: «Sono difficile con gli imbecilli, cioè con quei registi che non sono capaci di posizionare la macchina da presa». Un rimpianto? «Non essere riuscito a girare un film con Marlon Brando, avrei interpretato qualsiasi ruolo, anche il cameriere che dice: La cena è servita».

Fonti: http://www.ilsole24ore.com

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